Recensione Osteria Stazione Felino

Una volta c’era la stazione del tram, poi un ristorante diventato famoso, ora una piacevole osteria che ha ripreso il nome di “stazione”, come tutti a Felino chiamano il posto.
Una coppia al comando: in cucina lui, in sala lei e un programma centrato sui piatti della cucina parmigiana, con le cose fatte in casa, le materie prime di qualità. Qualche proposta di pesce e una moderna sensibilità che porta ad alleggerire, a cercare qualche abbinamento inconsueto, a muovere insomma le ricette, renderle curiose e intriganti.
La carta dei vini propone bottiglie dalle regioni italiane, dalla Francia, una selezione di champagne e spumanti, mezze bottiglie, vini da dessert a bicchiere, birre, il sidro Valla di Tre rii, una lunga lista di distillati e amari: tutte cose di qualità con ricarichi moderati.
Tavoli ben preparati, due sale linde e luminose, comode poltroncine e si comincia.
LA CUCINA, I PIATTI
Qualche scaglia di Parmigiano nell’attesa e il vassoietto dei pani assortiti: quello bianco, quello integrale con semi vari, la croccante, quasi soffiata, focaccia romana col sale di seppia.
Pieno di vigoroso sapore il salame di Nera parmigiana, discreto il prosciutto di Parma 24 mesi, discreto per fragranza e gusto rotondo il culatello di Zibello anch’esso di 2 anni; molto morbide le seppie cotte a bassa temperatura e servite tiepide su una crema di fagioli cannellini.
Altri antipasti (8-13 euro): il salame fritto al lambrusco, un’insalata di baccalà, l’insalata rustica (pancetta croccante, radicchi, spinaci, patate), la ricotta di bufala col miele.
Fondenti gnocchi di patate, ben conditi, ricoperti di tartufo nero e impreziositi da caviale di tartufo; tortelli d’erbetta o di zucca con burro di malga; bomba di riso contadina in monoporzione con salsiccia e funghi; risotto con Carnaroli Acquerello stagionato, pere e speck; lasagne leggere, ghiotte e festive, con morbida pasta bianca, ricche di ragù completano la lista dei primi (9-12 euro).
Ora non perdetevi, tra i secondi piatti (12-18 euro), la pecora cornigliese, prezioso recupero a salvaguardia e testimonianza della biodiversità delle nostre terre. Sono pochi e meritevoli gli allevatori di questo animale dalle carni magre e saporose e pochi e meritevoli i cuochi che lo propongono, come invece accade qui: teneri pezzettoni in umido, personalizzati dal profumo di cannella, accompagnati con salsa di Parmigiano.
Hamburger felinese (con pasta di salame e focaccia alla birra), filetto e tagliata di manzo alla griglia, trippa alla parmigiana, morbido e succulento stinco di maialino al forno.
Un trancio d’orata al sale e la gallinella di mare in umido sono le proposte ittiche.
PER FINIRE
Si chiude col gelato mantecato all’olio d’oliva, la pera cotta in un vino trascurato (il Sangue di Giuda), la rara torta di riso al Sassolino (5 euro). Qualche buon distillato e un conto per quattro piatti, bevande escluse, di circa 40 euro. Menu esposto, coperto 2 euro, ingresso con grandini, bagni e parcheggio comodi.

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